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Vedi, per questo l'app è perfetta.

Sembra perfetto Bahhhh, non voglio
precipitatadaunasteroide
precipitatadaunasteroide

“Ho ricominciato a parlarti. Ho ricominciato a sorriderti. Un sorriso vero, non più quella smorfia che facevo prima per fingere che andasse tutto bene. Ho ricominciato a chiederti come stai, e ho smesso di avere paura di quello che potrai pensare. Ho smesso di preoccuparmi se ho i capelli sottosopra o se ho detto qualcosa di sbagliato. Sembrava impossibile, ma ho ricominciato anche a volerti bene, nel modo più semplice e sincero che ci sia. Perché ti ho perdonato. Ho perdonato le parole che mi hai detto e soprattutto quelle che mi hai nascosto. Ho perdonato i baci che mi hai negato, ma soprattutto quelli che mi hai dato, anche se non si poteva. Il male che mi hai fatto, “anche se non lo volevi”. Davvero, non ce l'ho più con te. Magari in fondo mi sto anche convincendo che sia stato meglio così. Però ci penso ancora. Però mi capita ancora di piangere da sola sotto la pioggia. Di svegliarmi la notte e cercarti accanto a me, per poi ricordarmi che è stato solo un sogno. Perché non c'è giorno in cui io non ti cerchi tra le macchine che passano e i messaggi che mi arrivano, o non arrivano. A volta mi sembra addirittura di rivivere ogni maledetto istante. E vorrei cancellare tutto, vorrei poter vivere come se non fosse mai successo niente tra di noi, ma non si può. Non ce la faccio ancora a guardarti negli occhi. Non ci riesco ancora a considerarti “un amico”. Perché il problema è questo. Io ti ho perdonato tutto, credimi. È me stessa che non riesco a perdonare.”

volevoimparareaviverefelice
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“Perdonami. Perdonami perché sono una vigliacca. Perdonami perché scappo dalle situazioni. Perdonami perché non affronto i problemi. Perdonami perché ho rinunciato all’amore. Perdonami perché ho smesso di vivere. Perdonami perché non posso fare a meno di allontanarmi, di fuggire, di prendere le distanza e trattare tutti così, come se per me nulla avesse più importanza, come se io non avessi più importanza. Perdonami perché sono io, sono un disastro e non merito nulla, io non posso farci nulla.”

volevoimparareaviverefelice

3-dicembre-2017
3-dicembre-2017

“Ciao mamma. Ti sto scrivendo perchè, mah sinceramente non c'è un perchè, c'è solo la voglia di chiederti scusa. Sì, scusa perchè sono consapevole del fatto che sono un danno, sono consapevole del fatto che ultimamente ispiro più schiaffi che carezze, so che ti sto deludendo, ti si legge negli occhi. Scusami, ma mamma, io non ci riesco, io non riesco a concentrarmi in quello che faccio. Ci metto buona volontà, ci metto cuore, ma nessuno sembra apprezzare quello che faccio. Mamma, tu non sai le notti che passo a piangere, tu non sai gli insulti a scuola, tu non lo sai che delle volte voglio farla finita, finita per davvero, perchè io non ne posso più, non ne posso più di tutte queste facce da cazzo che fingono di tenerci a me. Mamma, tu non sai quanto soffro. Se solo capissi quanto sto male, tutto sarebbe più semplice. Mamma guardami una buona volta negli occhi, ma proprio non riesci a vedere che stanno gridando aiuto?”

dispersanelsilenzio
dispersanelsilenzio

Caro papà, ti scrivo questa lettera per poterti dire tutto quello che mai ti ho detto. Lo so, non sono di molte parole, non mi confido mai, e a te, pur essendo il mio papà, non ti dico quasi mai che ti voglio bene. Vorrei che sapessi tante cose, ma non so se in questa lettera confusa riuscirò a rimediare al mio silenzio. Innanzitutto, scusami. Scusami se ti ho trattato male, scusami se non ho pensato a te, scusami se ha prevalso l’egoismo. Scusami e basta. Per te potrei costruire una torre, indistruttibile come il tuo amore. Ogni volta con il sorriso, ogni volta con la testa alta sei uscito da quella porta, e sei venuto da me. Papà, io ti voglio bene, lo sai, anche se non te lo dico mai. Ma sono fatta così, e me ne vergogno un po’. Per me speri tutto il meglio possibile, ma oggi voglio sperare anche io per te. Spero che la vita ti porti dei regali bellissimi, come quelli che con sacrificio portavi tu a me. Spero che il lavoro che ti ha fatto tanto stare male non ti abbandoni più fino a quando sarai pronto a dire basta. Spero che il tuo passato sia solo un dolce ricordo, e non ti faccia mai soffrire. Spero che la tua vecchiaia scorra nel piacere della vecchiaia. Spero tante cose, forse troppe, ma quando ti guardo penso a quanto vorrei vederti un po’ più felice. Sai, papà, da bambina eri il mio gigante buono, così grande, così inimitabile, ma quando stringevo la tua mano enorme e guardavo le nostre dita intrecciarsi, sentivo come tra noi ci fosse qualcosa di speciale. Eri il mio compagno di giochi, il migliore, l’unico. E certo, ti vedevo poco, ma stare con te era semplicemente bellissimo. Ricordo quando mi accompagnavi a scuola, ed io scendevo dalla macchina senza nemmeno il tempo di darti un bacio. Ma tu non hai mai abbassato lo sguardo, hai controllato se ero felice, se non inciampavo sui gradini, e anche quando gli altri papà suonavano il clacson, tu sei rimasto lì, fermo davanti al cancello della scuola a salutare un’ultima volta tua figlia. Poi, ovvio, si cresce, e sei cresciuto anche tu. I capelli sono più grigi, le spalle più curve, il corpo più stanco. Ma il tuo ruolo di babbo è sempre stato impeccabile. Hai lottato tanto, contro tutti, contro chi voleva il male, e contro il destino che ti ha tolto l’amore del tuo papà troppo presto. Sei un babbo autodidatta, tu. Ma non per questo meno perfetto. Hai vissuto per me dal primo momento che sono nata, ed ora forse ti è difficile accettare di non vedermi più bambina. Sai, in fondo ti capisco, ci provo. E so che non ti aiuto, quando, ribelle, mi allontano dalle tue conversazioni, quando mentre parli scrivo al cellulare, quando mi rifiuto di seguirti. Scusami per questo, per non saperti dimostrare che ti voglio bene. Ma sai, papà, anche io faccio fatica ad accettare tante cose. Le ingiustizie, ad esempio. O quella che chiami sfortuna. Non capisco. Sei una persona fantastica, che per gli altri farebbe tutto, e anzi, ha già fatto tanto. Sei una persona disponibile ad ogni ora, per una parola, un abbraccio, un consiglio. Ma poi, quando il bisogno ce lo hai tu, a chi ti rivolgi? Non ti ho mai visto chiedere nulla, papà, e la cosa mi dispiace. Mi dispiace, perchè so che il tuo orgoglio a volte ti impedisce, lo so, perchè da te l’ho ereditato, e a volte piega anche me. Ma vedi, non devi provare vergogna davanti a una domanda, sono altri che devono vergognarsi. Papà, in questa lettera non posso farti altro regalo che le mie parole, ma so che da me aspetti solo questo. Ti parlo e ti racconto ogni giorno di decine di persone, ma tu non ti ricordi mai i loro nomi. Ed io mi arrabbio, perchè mi sembra di parlare al vento. Che sciocca! Non capivo che aspettavi solo il mio nome, nell’elenco. Hai ragione a domandare, e sono io che se non rispondo è perché ho paura. Non so di cosa, forse ho paura di non essere alla tua altezza. Sai, papà, ricordo come da bambina a scuola mi vantavo di te e del bel lavoro che facevi, di come fosse fica la tua macchina, di come fossi un bell’uomo e di come amassi le automobiline da corsa, ed ora non accade più, di te non parlo quasi mai. E scusami anche se non so capirti, a volte, perchè se ti comporti come quando ero piccola, è solo un segno che ti manco. Ma anche tu mi manchi, papà. Mi manchi sempre, anche se non te lo dico mai. Ti ho sempre visto indistruttibile, forte, come un supereroe, poi ti ho visto steso sul divano, ed ho capito che sei un essere umano. Ho capito anche che non ti serve stare bene per pensare a me, ho capito che per me faresti qualsiasi cosa, qualsiasi sacrificio, ed ora, mentre ci penso e scrivo, non so più che altre parole rivolgerti. Sono piena di grazie per te, che non mi hai lasciata mai da sola, che per me trovi sempre tempo, che per me rinunceresti a tutto. Ma oggi, papà, voglio vedere il tuo egoismo esplodere, voglio vederti comprare quella maglietta, che avevi riposto sullo scaffale per potermi comprare quelle scarpe. Voglio vederti fare merenda, mangiando il mio gelato. Voglio vederti mettere da parte lavoro ed orgoglio, e voglio vederti ridere, ridere di gusto, come non fai da tempo. Sai, papà, a volte penso a quando un giorno qualcuno ti porterà via. E penso che non saprò come fare senza di te. Non ci vediamo spesso, ma sei fondamentale, credimi. Papà, tu sei la mia sicurezza, la mia certezza, la mia metà originaria, il mio babbo preferito. Tutto ciò che ci lega, papà, è qualcosa di imprescindibile e indistruttibile, saranno forse le tue forze estreme, o forse le tue capacità…ma di certo non sono io. Sei tu, sempre tu, papà, che riesci a strappare un sorriso ovunque, e che anche nella sofferenza riesci a metterti in disparte, preoccupandoti per gli altri. Ma voglio dirti solo un’ultima cosa, e forse la più importante: non si può misurare il bene che ti voglio. Non cesserà mai di esistere l’idea della tua figura come il mio supereroe, papà, perchè tu mi hai amata incondizionatamente nonostante ogni parola ostile che ti ho rivolto, e sei qui, adesso, senza chiedere nulla se non la mia presenza, anche oggi, festa del papà. Ma quel tuo amore quotidiano che mi rivolgi, papà, oggi voglio che sia rivolto a te, incondizionatamente rivolto a te, perché anche se non hai ricevuto questo amore da bambino, voglio ora che tu lo riceva da adulto, e da babbo. Caro papà, concludo questa lettera sperando che tu mi capisca, ma so che sarai sempre lì, come ogni giorno, anche se dovessi dimenticarmi di dartela. Lo so, perchè il tuo amore è il legame più speciale che io abbia mai visto, e non può cambiare nè ora nè mai. Caro papà, ora un ordine per te: esci. Esci da queste mura, prendi la tua valigia piena di desideri, e soddisfane quanti più puoi, fallo per me, fallo per la figlia che tanto ami e che vorrebbe, almeno oggi, vederti uomo, e non solo babbo. Perchè lo so, so che non sei un vero supereroe, e so che hai bisogno di ossigeno per respirare. Papà, ti voglio bene, tanto, non lasciarmi mai…